Gerusalemme, il ritrovamento del corpo di una donna rivela brutali punizioni religiose di 1.500 anni fa

12 Gennaio 2026

Una scoperta archeologica straordinaria ha tanto da rivelare sulla storia di Gerusalemme e sull’ascetismo del primo cristianesimo. Nel cuore della città, gli archeologi hanno rinvenuto il corpo di una donna sepolta con catene e anelli di ferro, accanto ad un crocifisso, all’interno di un antico monastero bizantino. Con datazione risalente tra il V e il VII secolo, questo ritrovamento non solo offre uno spaccato sulla vita quotidiana e sulle pratiche religiose dell’epoca, ma illumina anche il ruolo delle donne nel monachesimo.

Questo tipo di punizione religiosa, interpretata come una voluta mortificazione del corpo, si allinea con ciò che molti storici e archeologi documentano riguardo le pratiche ascetiche di quel periodo. Secondo i direttori degli scavi, Zubair ʼAdawi e Kfir Arbiv, le catene che portava la donna non erano simboli di schiavitù, ma di una scelta spirituale consapevole. Rappresentava un desiderio di elevarsi alla perfezione spirituale attraverso la sofferenza.

Il segreto delle catene: una pratica spirituale?

Riscoprendo il contesto di questa pratica, gli esperti riconoscono che forme di penitenza così estreme erano comuni tra i religiosi, comprese le donne. I racconti di figure storiche come Melania la Giovane, che visse per anni nel penitenza, e altre donne praticanti l’ascetismo, suggeriscono una tradizione che ha radici più profonde di quanto si potesse pensare. Queste religiose adottavano il digiuno, l’isolamento e l’autoimposizione di catene, in un processo che sembrava non solo una forma di sacrificio, ma un approccio alla connessione con il divino.

La scienza dietro i resti

Grazie a tecnologie innovative come la proteomica, i ricercatori sono riusciti a confermare il sesso della persona sepolta, scoperta tra i resti di uomini, donne e bambini in diverse cripte della chiesa. Questo metodo ha rivelato che, contrariamente alle credenze comuni, anche il monachesimo femminile aveva una sua rappresentanza, seppur raramente documentata. Questi ritrovamenti offrono uno spunto per riflettere su modalità di vita e identità di una religiosità che in molti casi è stata omessa dai racconti storici.

Riscoprire la figura femminile nel monachesimo

La figura della “Monaca degli Anelli”, così soprannominata, ci parla di donne forti e determinate che, proprio come gli uomini, cercavano la salvezza e la purezza attraverso l’ascetismo. Le pratiche religiose, seppur simili, erano permeate da sfumature uniche in base al genere. Le storie di donne come Santa Pelagia e Marina, che si travestirono da uomini per perseguire la loro vita religiosa, testimoniano un desiderio di sfuggire alle limitazioni imposte dalla società del tempo.

Questo ritrovamento non è solo un tesoro archeologico, ma una chiara chiamata a riconsiderare come la storia delle donne nel cristianesimo primitivo sia rappresentata. Al di là di essere considerate semplici seguaci, queste donne partecipavano attivamente alla costruzione della spiritualità e della religione del loro tempo, rendendo il loro contributo essenziale e profondo.

Un’opportunità per la ricerca e la riflessione

La straordinarietà di ogni scoperta, come nel caso della “Monaca degli Anelli”, invita storici e studiosi a riflettere più in profondità sui significati delle scelte di vita di queste donne. A livello culturale, la loro dedizione serve da monito sull’importanza della spiritualità femminile, spesso trascurata. Dal canto loro, le scoperte archeologiche possono illuminare antiche tradizioni ed esperienze umane, eterna ricerca di un significato e di connessione.

Questa scoperta, quindi, non è solo un ritrovamento di resti materiali, ma un viaggio tra passato e presente, che ci interroga su come la nostra comprensione della storia, della religione e del ruolo delle donne possa evolvere. Mentre continuiamo a scavare nel tessuto intricato della storia, ci si può solo augurare che nuove verità emergano, rivelando sempre più aspetti delle esperienze umane, sacrificate o dimenticate nel corso dei secoli.